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Atri e le sue origini PDF Stampa E-mail

Atri foto aereaLLa trimillenaria Atri è una delle città d'arte più antiche e meglio conservate dell'Abruzzo adriatico e dell'intero Centro Italia.

Furono gli Illiri, provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e il IX secolo a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, deriva da Hatranus o Hadranus, divinità illirica - sicula raffigurata sulle monete cittadine, le più antiche dei popoli italici, coniate, secondo molti studiosi, tra il VI e il IV secolo a.C.

Dalle antiche origini è dall'importanza storica è facile desumere che Hadria abbia dato il nome al mare Hadriaticus, il mare cioè che bagnava l'Hadrianus Ager.

In seguito arrivarono le migrazioni umbro - sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni, i cui corredi funerari possono farsi risalire al VII secolo a.C.

Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi; i più interessanti monili etruschi qui rinvenuti sono conservati al British Museum di Londra.

Entrò a fare parte, con Ascoli Piceno ed Ancona, della Confederazione Picena. Il suo importante porto le permise di vantare una temuta flotta e di avere contatti con la Grecia. Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava capisaldi e sbocchi sull'Adriatico. Divenuta colonia latina nel 289 a.C., Hatria fu autorizzata da Roma a continuare a battere moneta.

Monete cittadine

Si distinse in battaglia accumulando premi e privilegi.

Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante, diede origine alla famiglia dell'imperatore Adriano che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e di curator muneris pubblici.

L'Ager Hatrianus si estendeva a nord fino al fiume Vomano, a sud fino al fiume Saline, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso. Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza e di abbandono.

Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città che, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d'Apruzio.

Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell'antico agro coloniale romano. L'anno successivo la Diocesi di Atri fu unita "ad invicem" a quella di Penne.

Tra gli altri privilegi, ottenne quello di costruire un porto; concessione confermata nel 1255 da Papa Alessandro IV con l'indicazione in Penna Cerrani (sulla Punta del Cerrano), mentre nel 1582 viene portata a termine la costruzione della Torre di Cerrano alla punta del Chirano, da essere vista da tutta la provincia”, predisposta da Giovan Girolamo D'Acquaviva (duca d'Atri) quale punto di avvistamento a presidio e difesa della costa, dalle incursioni da parte dei Saraceni.

Nel 1305 fu completata la maestosa cattedrale, monumento nazionale, dedicata a Santa Maria Assunta e celebre per il pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi dell'artista abruzzese Andrea De Litio.

Nel 1395, Atri fu venduta per 35.000 ducati al Conte di San Flaviano Antonio Acquaviva, che fu il primo di 19 duchi, i quali dal 1455 ottennero per matrimonio la contea di Conversano, e Atri divenne capitale del Ducato. La famiglia Acquaviva dalla fine del XV secolo aggiunse al proprio cognome l'appellativo d'Aragona con diploma regio del 1479 e fu autorizzato a fregiarsi delle insegne araldiche degli Aragona quale segno perpetuo di riconoscimento ricevuto da Andrea Matteo Acquaviva da parte del re di Napoli Ferdinando I, per il coraggio mostrato da suo padre Giulio Antonio Acquaviva nella battaglia di Otranto del 1480 contro i turchi che avevno assediato quella città e sterminato il suo popolo in nome della fede mussulmana.

Nel 1563 (18 settembre) si verificò un terremoto che provocò la caduta del frontespizio della porta maggiore della cattedrale (cfr Sorricchio);

Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento in cui entrò a fare parte del Regno d'Italia.

Il 10 giugno 1884 il terremoto che abbracciò tutto il versante adriatico creò conseguenze alle costruzioni di Atri come pure di Penne e Città Sant'Angelo.

 

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